"Che fai qui?" si trova di fronte un viso che la spaventa,
immobile e per questo terribile, la accusa ancora prima di parlare.
"Sono tornato ieri."
Ayako abbassa la testa, solo un momento, poi torna a guardarlo, e sorride, anche se
cè molta tristezza, e sa che la colpa è solo sua.
Si riempie la bocca di arachidi, le inghiotte frenetica, aspettando che Jin dica qualcosa,
se ha ancora senso.
"Hai fame?" le chiede ed è anche pulito.
"Un po... senti, hai qualcosa da dirmi?"
Jin ingoia con forza un po di tè, la guarda inclinando la testa e gli occhi
sembrano soltanto troppo giovani per i suoi anni : "Beh... come va?"
"Bene..." risponde forzata, respira, "Scusami..." e vorrebbe
continuare, riuscire a dire tutto quello che le rimane bloccato in gola, dal rimorso,
dalla sensazione di impuro.
"Almeno è servito? Voglio dire... hai ottenuto il tuo scopo?" Jin sa di non
essere in grado di sentire rabbia, è unemozione che potrebbe travolgerlo, che non
conosce e ne ha paura, molta. Ma quanti riderebbero se raccontasse che Ayako ha fatto di
lui ciò che voleva?
"Non lo so... non lo vedo dal giorno in cui siamo tornati da Hiroshima," lei
solleva lo sguardo in quello di Jin e vorrebbe avere parole, o almeno vorrebbe che lui la
attaccasse, la odiasse, e invece sembra guardarla solo con compassione. Fa quasi male.
"Akajima?" chiede solo.
Jin sospira appena, persino quel gesto sembra costare molto alla sua calma forzata:
"Ayako, sono cose passate, non hanno importanza".
Già. Non importa che lei gli sia saltata al collo dopo la partita contro lo Shohoku,
anche quello è passato da quasi un mese, e da un anno è passato il loro amore. Lo ha
usato e sorpreso e ferito, forse, ma contava solo fare male il più possibile a Miyagi.
"Mi dispiace," trova parole diverse, ma ripete sempre la stessa cosa.
"Lascia perdere, ho voluto vederti solo per chiederti di non farlo mai più," è
molto distante la voce, non sta domandando, sta giurando che non le perdonerà
unaltra cosa del genere.
Jin ricorda bene quel pomeriggio, il sorriso per avere vinto, la stanchezza che non pesava
nemmeno e poi lei, che lo aveva fermato prima che uscissero gli altri e aveva aspettato di
sentirne le voci per baciarlo, con una violenza disgustosa. E lui non la aveva rifiutata,
è questo che non riesce a sopportare. Non se lo può perdonare, e non perché la sera la
aveva cercata di nuovo, no, nemmeno per avere fatto lamore con lei appena fuori
dalla pensione. Non si perdona di avere tradito chi con lui il tempo lo divide per amore e
non per vendetta. Non si perdona, ma sa che non potrà mai dire ad Akajima cosa ha fatto
davvero, troppo crudele ed egoista vomitarle il suo peccato in faccia, lava solo la
coscienza, e la lava male.
"Non lo farò," le sente dire, molto piano. "Ma poi sei tu a non avermi
allontanata, avresti potuto farlo..."
Then you fall so far from grace
You wouldn´t know a kiss
If it was on your face...
Jin ride, di una smorfia amara, pensa che la canzone che stanno suonando ha davvero
delle parole del cazzo: "Abbiamo creato un mondo con quello spettacolo, chi non
conosce Akajima crede che io stia con te, come lo credono Miyagi e Yasuda, no? Non era
quello che volevi?"
"Chi ha visto Akajima?" gli chiede a bruciapelo, non può non rispondere.
"Fukuda," dice solo, è sufficiente.
"Lo hai detto a Kiyota?" ancora domande, come se Ayako desideri solo ricomporre
frammenti che vede soltanto lei, che il suo egoismo le indica.
"Non è il momento migliore per parlargli," si limita a rispondere.
"Alla fine non ho ottenuto nulla... e magari sono insieme in questo momento."
Jin stringe i pugni sotto il tavolo, respira forte per non gridare, non vuole, non deve.
Guarda Ayako e forse non è la stessa ragazza con cui ha vissuto una manciata di mesi un
anno fa, la guarda e sa che nonostante quel loro stare insieme ormai finito, lui non le
deve nulla, ed è stupido non averla colpita, è stupido lo schiaffo dato a Koi, è
stupido non avere spinto lontana Ayako quel giorno e quella notte: sarebbe bastato dire
no, e non prenderla sapendo di volere unaltra ragazza, sapendo di essere
lì solo perché Akajima non si è mai concessa.
You know the stuff is poison
But you gotta have a taste...
Scuote la testa e allontana leco di questa canzone che sembra parlare di lui:
"Dovevi immaginarlo," lo guarda senza capire. "Dovevi immaginare che non è
facendoti un altro che avresti tenuto Miyagi a cuccia." Stonano un po certe
parole in bocca a Jin.
"Non volevo tenerlo a cuccia... volevo..."
"Cosa volevi?" la sfida.
Ayako chiude gli occhi un istante, cerca una risposta nella sua testa ed è una risposta
che non troverà mai, perché sbaglia il luogo. Sa solo che quel giorno voleva farla
pagare a Miyagi, cancellare dagli occhi di lui quellespressione indecifrabile che
gli vedeva per Koi, sputare su di lui e su di lei. Gelosia, o qualcosa del genere. Ma
perché? Lei non lo vuole davvero, non lo ha mai voluto; questo le grida il suo cervello
perforandole i sensi e le emozioni, lo grida da sempre, da quando lo vide la prima volta
con quel viso rabbioso. Eppure ha fatto di tutto per colpirlo dove credeva facesse più
male, prendendo Jin davanti a tutti, aspettando la reazione di Miyagi che poi era stata
senza senso, perché anche quando aveva colpito Jin, lui lo aveva fatto per Koi.
Ha cercato di fare male a quel ragazzino indisponente e ha quasi ammazzato Jin. A questo
punto può solo sentire disgusto verso se stessa. Nientaltro.
Quando Jin si alza e la saluta, lei muove appena la mano, lo guarda uscire dal locale, le
spalle larghe e magre, molto magre, pensa che un giorno le aveva strette per amore o per
qualcosa che gli somigliava.
Chiede ancora dellacqua, e pensa. Non ha sopportato di vedere Miyagi con
unaltra, ma non si era fatta domande quel pomeriggio lontano del loro secondo anno,
quando persero contro il Kainan e lunico pensiero che la vinse nel male della
sconfitta fu di cercare il numero sei, il numero sei della squadra avversaria. Poi come
fosse iniziata e continuata in questo momento non ha nessuna importanza. È riuscita a
sporcare quei ricordi pure dolci con il suo gesto, lo ha fatto per Miyagi, e non cè
nemmeno un perché. Probabilmente lui è da qualche parte con Koi, che ha questo muso da
ragazzo e una voce fastidiosa, almeno per Ayako: la stringe? Le vuole bene o la vuole
soltanto?
Ha senso domandarselo ora, dopo avere sputato in faccia a Miyagi un amore che non
cè, solo per non rimanere immobile, a guardarlo innamorarsi di unaltra donna?
Ha senso?
Jin cammina, ha nelle orecchie suoni dolci ora, non ama molto la musica
americana, perché non ne capisce un cazzo, come gli dice sempre Kiyota, o perché
preferisce la sua lingua, più dolce e cadenzata, come crede lui. Muove la testa a questo
suono, dimenticando le parole modulate che hanno accompagnato le parole sue e di Ayako
poco fa; i capelli seguono i suoi gesti, vorrebbe davvero correre da Akajima e guardare i
suoi capelli quasi bianchi per le decolorazioni e stringerla e dire "andiamo" e
raccontarle di avere preso Ayako per rabbia e solitudine, una notte vissuta sul passato,
per richiudere ferite di un abbandono che Jin non aveva saputo capire. Ricorda il viso di
Ayako dirgli addio rimanendo immobile, ricorda che faceva freddo e che non cera una
ragione, solo la fine di qualcosa che non può essere spiegato a parole.
Vorrebbe raccontare tutte queste cose a Akajima, ma sa che non lo farà, mai. E se
accadrà, sarà perché si stanno dicendo addio anche loro.
Per un istante pensa a Kiyota, che ora forse sta sentendo ancora male, o che ha già
dimenticato tutto, non sa dirlo. Avrebbe voglia di parlargli, ma non ora. Ora deve mettere
ordine in se stesso. Non sa ancora che lei, ragazzina coi capelli artificiali, ha già
deciso, per entrambi.
Non cè nessuna ragione per cui sia piegato sul lavandino a
vomitare anche lanima, Sakuragi lo guarda dal tavolo e vorrebbe aiutarlo, ma il
sakè gli gira nel corpo intorpidendo i suoi gesti.
"Sei di stomaco debole, eh?" biascica verso lamico: nessuna risposta.
Minuti riempiti solo dai versi di Miyagi, ed è strano che reagisca così, di solito
sopporta lalcol, fino allultima goccia, fino al sonno.
Si fa cadere sulla sedia, sfregandosi la bocca con la manica: "Magari se non mi parli
mentre rendo lanima".
"Scusa, ma non ti ho chiesto io di farmi compagnia, so bere anche da solo."
"Appunto," Miyagi guarda Sakuragi, sa che trascorre le serate in questo modo
stupido da molto tempo, troppo. Si chiude tra queste mura umide e beve fino a che anche
piangere diventa impossibile. Non credeva possibile vederlo soffrire così, non per uno
come Rukawa che non gli ha mai dato nulla, che ha solo preso. E che alla fine ha scelto di
rischiare. Anche Miyagi ha rischiato, in un certo senso.
"Tra una settimana inizia il ritiro," si sente dire, la voce di Sakuragi è
impastata, ma dice il male. Ci mette qualche secondo a capire, ora che il suo stomaco è
svuotato, la testa corre in fretta, ma non abbastanza.
"Già..." nota, e pensa che ci sarà anche Kiyota. E Rukawa. "Forse è un
bene che tu non venga," Sakuragi lo fissa, ha uno sguardo cupo che non promette nulla
di buono. "Sì... se tu venissi, saremmo in due a vederci spaccare la faccia,
no?"
Laltro sospira, si allunga verso la bottiglia ormai vuota, Miyagi gliela allontana
dalle dita: "E che cazzo sei? Mia madre?" lo aggredisce subito.
"No, un tuo amico... ci sono modi migliori per annegare i dispiaceri," tenta un
sorriso, ma questa volta non ha davvero forze per buttarla sul ridere. Non cè nulla
da ridere.
"Io vorrei sapere chi è quello stronzo che ha detto che se si ama davvero si vuole
solo che laltro sia felice... è una cazzata."
Miyagi ci pensa un istante: Sakuragi ha ragione, è una cazzata. Lui non sa bene cosa
significhi amare sul serio, ma sa cosa significhi non vedere altro che lei, e sa che non
esiste felicità senza di lei, sa che odia che lei sorrida se non è accanto a lui.
"Io lo ammazzerei, li ammazzerei..." Sakuragi ha un tono di odio e dolore.
"Non è ancora tornato, vero?"
"No. È in vacanza con quellaltro cretino e con quella puttana." Giusto.
La puttana è Koi. Sakuragi se ne rende conto con quel minimo ritardo sufficiente a
terminare la frase. "Scusa..." farfuglia, "non volevo dire questo, cioè...
mi dispiace..."
"Lascia stare Hanamichi, sappiamo entrambi che non è così," però
quelloffesa Miyagi la ha ugualmente sulle labbra, non per Koi, certo.
"Tu come stai?"
Miyagi si schiaccia le tempie tra i palmi, come quando in partita si sistema quei capelli
senza regole, si sente una risata amara: "Di merda".
Sakuragi pensa a Koi, lontana, ed è certo che sia questo a ferire Miyagi, saperla
distante, fisicamente intoccabile, deve essere difficile.
"Quando torna?" e sa che la risposta gli racconterà anche di Rukawa.
"Non lo so... non abbiamo avuto molto da dirci dopo quella sera."
Questo merita di essere ascoltato: "Che vuoi dire?" chiede Sakuragi, tentando di
nuovo di afferrare la bottiglia, per aumentare la distanza tra se stesso e i suoi
sentimenti.
"Ma nulla... solo che non abbiamo avuto molto tempo, è partita subito," guarda
lorologio alla parete. "È tardi, devo andare."
Sakuragi non si alza nemmeno per accompagnarlo, Miyagi si infila in fretta le scarpe ed
esce, laria è abbastanza fresca da risvegliare del tutto il suo viso, il suo corpo.
La sua testa.
Cammina lentamente, ha addosso la malinconia per non essere riuscito a rimanere accanto a
Sakuragi, mai. E sa bene quanto male abbia sentito quel suo amico incontenibile, quanto ne
stia sentendo ora, ma forse è vero che la felicità è a numero chiuso e se la prendono
gli altri, tu sei fuori, almeno per un po. Miyagi non è felice, per niente.
Certo è stato bello prendere Koi in quella stanza fragile, con il timore che ogni sospiro
filtrasse da quei maledetti fusuma, con la pelle calda di lei e le mani di lui che
giocavano tra i suoi capelli corti. Bello, come è bello il sesso, indipendentemente da
tutto, quando va bene. È stata la sua seconda donna, in fondo, ed era ancora tutta una
scoperta, cose poco conosciute che si delineavano lentamente nei gesti di lei, che certo
ne sa di più, ma non glielo ha fatto pesare. Miyagi si ferma, nel parco le altalene sono
immobili, ne sfiora una, si siede. E limmagine di quella notte è piantata nel
cervello.
Quando pensa alle donne che ha avuto, il pensiero è sempre uguale, sempre nauseante: sono
loro ad essersi prese lui, lo sa bene, anche se il suo orgoglio di maschio vorrebbe far
svanire questa sensazione; è persino umiliante pensare che le donne lo hanno preso per
gioco, o per noia. Ma, soprattutto, fa male pensare che lui non si sia tirato indietro.
Voleva Koi, la voleva il suo corpo e la voleva la sua anima, ma poi cosa è rimasto?
Nulla. Lei è tornata da Kiyota, per quanto ne sa. Perché Koi, alla fine, non gli ha
detto di non stare più con lui, non gli ha detto nulla, la sola cosa che Miyagi sa è che
è scivolata dal futon senza parlare e si è rivestita in fretta, molto in fretta. Le
aveva chiesto se stesse scappando, e la risposta fu la peggiore possibile: "Dovresti
chiedertelo tu, se stai scappando," e è certo che stesse piangendo.
"Sono davvero uno stronzo," dice al suo riflesso tremante. Lidea che lei
stesse con Kiyota, quel suo andare via, gli hanno fatto male, ma lo hanno colpito
nellorgoglio, e non si piegherà mai a cercarla. Non gli interessa. Si chiede se Koi
davvero andrà da lui, se tornerà dal suo viaggio e lo cercherà, si chiede se ci
sarebbero davvero parole, se sarebbe necessarie.
"Che fai?"
Si volta, il viso stanco di Sakuragi si sforza di sorridere, ed è una fatica infinita, lo
vede bene. "Che fai tu," chiede.
Sakuragi si siede sullaltalena, oscilla tenendo i piedi fermi a terra: "Volevo
vedere che non ti stessi suicidando".
"Oh, grazie. Pensavo di mandarti un telegramma la volta che lo faccio sul
serio."
Miyagi non gli ha mai visto quellespressione, mescola rabbia, ma anche qualcosa che
sembra paura, poi si stempera, improvvisa come è venuta: "Non dirlo più," ed
è una preghiera.
Gli sorride, appoggiando la mano sulla spalla, un gesto saldo di presenza:
"Scherzavo".
"Perché sei andato via?"
"Perché volevo tirarti un po fuori e invece mi sono pianto addosso..."
Sakuragi gli picchietta la mano, guarda a terra: "Dai... passa tutto, no?"
"Anche essere andato a letto con una persona che ha un ragazzo?"
"Anche quello."
Miyagi non ne è convinto, cè qualcosa che si inceppa nei suoi ricordi di quella
notte: "Non credo di volere che torni da me," sospira, chiudendo gli occhi sul
cielo e su se stesso.
"Yasuda?" si sente chiedere, e quanto male può fare questo nome a Sakuragi?
"Già... voglio dire, non si è nemmeno scusata, né fatta sentire..."
"Ma si può sapere che è successo davvero?"
Prende fiato, forse raccontarlo metterà un po dordine. "Niente, abbiamo
fatto quello che sai bene e poi se ne è andata... ho provato a chiederle di Kiyota e ha
detto solo che ci avrebbe pensato, poi è tornata subito qui... ed è partita. Mi ha
telefonato dopo una settimana."
"E cosa ti ha detto?" ancora domande.
"Cazzate, uninfinita serie di cazzate. Senza accennare a quella notte."
Miyagi si alza in piedi, fa qualche passo senza scopo, si volta di nuovo verso Sakuragi:
"E sai qual è il problema? Che non sono così sicuro che avrei voluto andasse
diversamente".
Lo sguardo che riceve sarebbe già esaustivo, ma Sakuragi chiede ugualmente: "Che
vuoi dire?"
Si passa una mano sul viso, premendo forte sugli occhi: "Non so... forse che mi va
bene che sia andata così, lei che se ne va, è vero, ma io che nemmeno la cerco".
"Avresti voluto farlo?"
Miyagi ha in bocca le parole di una canzone, molto cinica e molto vera.
I feel just like Im losin´ my mind
cause love is like the right dress
on the wrong girl...
"No," risponde, senza espressione.
"Ryochan..." Sakuragi sembra avere paura delle stesse parole, "È ancora
per Ayako?" lo chiede in un sussurro.
Miyagi chiude gli occhi, stringe forte, vorrebbe solo dormire, e torna la voglia di bere:
"Sì".
Non cè più molto da dire, rimangono alcune domande, su se stesso, su Koi, se
tornerà, se lo cercherà. E poi Ayako, su di lei non ha domande, nessuna.
E rimbomba ancora quella canzone nella sua bocca.
Up in smoke you´ve lost another lover...