Shun è a terra. Un calcio violento lo ha colpito in viso.
"Fermi! Non un solo passo. Credo che la vostra corsa termini qui. Scansati saint di
Cygnus. Ti impedirò di raggiungere la tua meta privando della vita colui che è chiave
della tua missione."
Shun e Hyoga si voltano per capire chi ostacoli il loro cammino: una donna! Anzi
sembrerebbe proprio
Di fronte hanno una maschera argentea incorniciata da una benda che stringe i capelli in
ununica voluta che ricade al centro della schiena, fin quasi allaltezza delle
anche.
"Sei tu
" non riesce a trattenersi Shun, convinto di avere davanti la donna
dai capelli di lucida notte, ma la vista, seppur inequivocabile, non è degna di fiducia.
Lo sa bene chi è caduto vittima delle illusioni di uno dei generali degli abissi.
"No
non può essere lei
cè un cosmo unito a questa donna
un
cosmo gelato
"
"Ti ho detto di scansarti! Non ti lascerò andare al massacro."
La voce della donna tradisce inquietudine e dolore, ma è un momento, svelta riacquista la
cattiveria iniziale e con un solo gesto delle due dita scaglia Hyoga contro una parete di
roccia: non è ferito, ma la forza scoperta nellavversario lo lascia per un istante
attonito e così Shun è solo di fronte a lei.
Completamente inerme.
La osserva come a volerne comprendere le origini, le ragioni.
"Mi dispiace, saint di Andromeda. Hai finito il tempo: Atropo sta per tagliare il tuo
esile filo."
La donna avvicina, la mano destra serrata in pugno alla fronte, pronta a colpire. A morte.
Come ombra, una figura corre nel candore della neve, celandosi nei
riflessi sottili della Luna tra i tronchi di alberi che unici!- hanno vinto il gelo
e preso vita anche qui. Corre a piedi nudi sui ghiacci e lascia ad ogni tocco il bianco
tinto di vermiglio. Nulla fuorché quei piedi lattei è visibile, tutto è avvolto in una
cappa di oscurità. Nero che abbatte il bianco regno. Nulla è visibile, ma è facile
comprendere che quella scia è scarlatta di sangue che scivola lentamente inesorabile dal
corpo celato lanciato in una corsa che pare disperata.
Poi, dimprovviso, si ferma.
"Non lo farei."
"C
cosa? Chi ha parlato?"
La donna si volta verso il luogo di provenienza della voce e dai fusti gelati degli alberi
la figura avanza: esatta corrispondenza tra le due figure, stessa apparenza di bende e
bronzo a coprire la fisionomia di entrambe.
Se non fossero diversamente cinti i capelli, la nuova venuta li cinge in due onde laterali
al volto inespressivo del metallo, e se sulla maschera non fossero incisi segni diversi da
quelli mostrati dallaltra donna, davvero la vista ingannerebbe chiunque in illusoria
specularità.
"Non lo farei."
"Febe!"
"Ilaira
non avrei voluto incontrarti in tale disgraziata occasione
"
Hyoga ha il viso rigato dalle lacrime dolci della gioia,
definitivamente si è sciolto il gelido cuore del cigno nel ritrovare la donna amata,
creduta persa per sempre. Shun ha il viso disperato di chi vorrebbe non essere causa di
rischio per chi ha avuto, ha il suo amore. E lanimo colmo dellemozione di
conoscerne finalmente il nome: "Febe
cosa mi ricorda questo nome forse già
udito per caso, che ora mi è dolcissimo perché suo?".
"Sei viva
"
"Già. Potrei dire lo stesso di te."
"Sono felice. Davvero. Ora però lasciami al mio impegno. Non capisco perché mi hai
frenata."
"Ilaira
se leverai la mano su di lui, che pure è privo del cloth e non vuole
combattere, dovrai affrontare me."
"Come? Tu hai voglia di scherzare. Non immischiarti: non è affare che ti possa
coinvolgere."
"A tal punto ti hanno incattivita gli anni di solitudine
non hai più rispetto
nemmeno della vita
ad ogni modo, mi dispiace, ma è affare mio più di quanto tu
creda
"
"Sei qui per la mia stessa ragione!"
"Già. Quindi, se non cè soluzione diversa, attaccami quando vuoi."
"Ma
ma
" la voce di Ilaira è spezzata dallincertezza, ma
alfine riporta il pugno alla fronte e, in un silenzio irreale, spinge poi la mano avanti a
sé liberando la violenza del suo cosmo in un lampo luminoso e gelido.
"No! Non lo fare! Te ne prego
" Shun grida e si lancia
verso Febe mettendosi davanti a lei per difenderla dallimpeto di quel colpo tanto
violento.
Limpatto genera la luce del giorno nella notte. È un istante. Esplosione di luce.
Poi nulla. Calma assoluta. Come se alcun colpo fosse stato lanciato.
"Che hai fatto, saint?" domanda Ilaira in lacrime.
Shun non capisce. Il colpo non lo ha nemmeno sfiorato, è illeso.
"Che hai fatto
"
Febe sputa un grumo di sangue e da ogni parte del suo corpo prendono a scivolare rivoli di
sangue, come causati da ferite non rimarginate. Crolla tra le braccia di Shun.
Ha capito. Il saint ha capito che ugualmente il colpo lha ferita: dal petto si
espande una macchia rossa, dal cuore esce lenta la vita di Febe.
"Shun
" respira a fatica, mentre lui, stravolto e incapace di darsi
risposte, le appoggia la testa al suo petto. "
non mi sarei difesa. Non mi
avrebbe colpito
eppure
eppure questo è il dono più grande che tu potessi
concedermi e mi è giunto proprio un istante prima della morte. Inconsapevole, eri pronto
a dare la tua vita per me
grazie
"
Con le ultime forze Febe copre Shun e se stessa con il suo mantello e nel buio incolmabile
così creato, si sente lo scatto sordo del metallo e le sue labbra si uniscono a quelle di
lui. Poi, svelta, si stacca da lui e si ode di nuovo il suono del bronzo.
Scivola il mantello, torna la luce.
"Febe
Febe
ti ho uccisa io, dunque
e ti amo
che pena, che
pena insopportabile mi spetta per averlo osato, dolcissima vestale
"
In ultimo gesto, Febe pone la sua mano, rossa di sangue, sul cuore di lui e quando la
discosta vi è impresso il disegno di una alfa greca, simbolo di vita, di inizio.
Poi più nulla.
Muore così, tra quelle braccia che lhanno uccisa.
"Nooo!"
Il grido di dolore strazia il cielo e le stelle. Piega le ginocchia di Shun e persino
Hyoga non riesce a rimanere indifferente allatroce male dellamico: gli occhi
di ghiaccio del saint di Cygnus si velano di lacrime amare.
Ilaira si avvicina al corpo inerte di Febe e crolla sulle gambe.
"Che hai fatto, guerriero?" accusa Shun con la voce rotta dal pianto. "Non
si sarebbe ferita
il mio colpo era destinato a evitare il primo ostacolo che avesse
incontrato per abbattersi in tutto il suo potere contro il secondo
frapponendoti tra
me e lei
hai firmato la sua condanna
come hai potuto non capire? Come hai
potuto credere che avrei colpito proprio lei, la mia amica di unesistenza di dolore
e abbandono
lei, la vestale di Artemide
la compagna
la mia
compagna
mia
vestali di Atena e Artemide
lhai uccisa
non
avrai pace, non te lo permetterò
e ora forse vorresti rischiare anche la vita di
Hyoga
mi dispiace. Termina davvero qui la tua vita."
Torna in posizione temibile di attacco, ma una mano si posa sul suo pugno rabbioso.
"Non costringermi a congelare le tue dita gentili, Ilaira
"
"Cosa fai?"
"Ti impedisco di uccidermi due volte
vedere lamore di Shun cadere per un
gesto di affetto pulito mi ha spezzato lanima in due, se vedessi cadere anche mio
fratello
non resisterei e smetterei di avere un motivo di vita
"
"Hyo
Hyoga
"
"Perdonami. Sei il solo motivo per cui il mio esistere ha un senso, Ilaira, ma non
chiedermi di rinunciare al sangue che mi lega a questuomo, non chiedermi di non
soffrire il suo dolore."
Ilaira abbassa il pugno e si getta tra le braccia di Hyoga: il saint rimane per un istante
stordito da quel gesto, ma presto la stringe e sente il suo freddo cosmo entrargli nel
cuore insieme alle lacrime di lei.
"
perdono
perdono anche a te, Shun
non avrei dovuto nemmeno
lanciare il mio colpo verso Febe e invece
ora sono sola
quando la rabbia delle
dee non più in pace si abbatterà su queste terre, io sarò sola, senza di lei
preparatevi ad una lotta terribile, saints. Laggiù, oltre quel dirupo, troverete i
ghiacci eterni che custodiscono le sacre catene di Prometeo. Troverete due avversari
temibili
cercate di tener loro testa finché io non sarò da voi con la vivente
chiave di quel mito oscuro
andate!"
Hyoga le stringe le spalle e appoggia le labbra sul freddo metallo della sua maschera di
saint: "Grazie," sussurra. "Ti aspetterò."
Ilaira lo spinge lontano: "Odiami, Hyoga! Odiami perché ho ucciso lamore di
tuo fratello! Odiami e vattene!".
Hyoga la osserva ferito dalle sue parole, poi si volta in direzione del luogo che lei le
ha indicato: "Non posso odiarti
" dice, ma non può essere udito tanto
flebile è la sua voce.
Anche Shun si è alzato. I suoi vestiti sono macchiati dal sangue di Febe, lui ancora le
stringe la mano ormai fredda: "Addio, piccola stella
non dimenticherò mai il
tuo amore, la gioia che mi hai regalato
perdonami se ti abbandono qui
".
La mano di Shun abbandona lentamente quella inerte di Febe e anche il saint di Andromeda
volge i passi dietro a Hyoga; qualcosa gli sfiora la spalla: "Perdonami
"
supplica Ilaira e oltre la maschera Shun coglie le lacrime calde di lei.
"Non ho nulla da perdonarti. Il dolore che senti e mi mostri rivela il tuo affetto
per lei
sono io che devo essere perdonato
"
Le sagome dei due saint si perdono nella nebbia pesante della notte
gelida.
Ilaira è rimasta sola.
"Chi è?" pensa Ilaira. "A chi appartiene questo cosmo
così limpido, privo di paura, di peccato? Non esistono saint con tale potere se non
non può essere!"
"Sei qui a punire la morte di Febe, saint?" grida interrompendo i suoi medesimi
pensieri e rimbomba la sua voce di suono gentile, fragile come cristallo di ghiaccio.
Cade in suono sordo, in ginocchio nella neve, pronta a subire il colpo senza tentare
difese: "Sarebbe ugualmente inutile contro di lui," pensa.
Solo ora luomo percepito ma non visto, appare e, affannoso, si china sul corpo
esanime, ormai privato della linfa vitale di Febe.
"Non fare durare a lungo la mia agonia, Mu
uccidimi. Svelto!"
Il saint della Prima Casa si volta solo ora a osservare Ilaira: le si avvicina e con
violenza la afferra sotto il mento e le solleva il viso.
"Maledetta! Sai che non ti toglierò la vita! Nonostante quello che hai fatto
resti una vestale, laltra vestale
e ora non è tempo di eliminarti
nemmeno lo desidero
nemmeno lei lo vorrebbe, lo vuole."
Ilaira sente la stretta di Mu farsi più violenta.
"Mu
" sussura da sotto la pesante maschera. "Mu
tempo
immemorabile lultima volta che ci siamo incontrati
e ora è questo il motivo
del nostro ritrovarci
"
"Taci!" grida Mu colpendola in viso con violenza. "Non parlare più. E ora
vattene."
Con un solo cenno la scaglia contro un albero.
Raccolto il corpo di Febe, Mu si allontana.
"Perdona la mia violenza, Ilaira. Ora non posso spiegarti
non a te,
soprattutto. Corri a salvare il tuo uomo da una fine certa e salva anche Shun
salvalo per lei, che possa rivederlo. Vestale di Atena
sii fedele al tuo giuramento.
Che tu giunga in tempo al Santuario della Preservazione
ora andiamo via, Febe, dolce
miele della mia vita
andiamo
hai vinto. A nulla è servito il mio tentare di
fermarti ferendoti
hai raggiunto ugualmente Shun, pur dilaniata nel corpo, pur
privata di molto sangue che non cessava di sgorgare dai tuoi tagli
andiamo
sorellina."